Benvenuti nel nuovo San Lorenzo Maggiore .net

Benvenuti nel nuovo San Lorenzo Maggiore .net

Ormai da qualche anno pensavamo ad un restyling completo del sito, ponendoci l’obiettivo di utilizzare una piattaforma moderna per migliorare la sua navigabilità, in modo da rendere migliore la fruizione dei contenuti sia da computer che da tablet e smartphone.

In questi giorni stiamo provvedendo ad adeguare i vecchi contenuti al nuovo layout, in modo da sfruttare appieno le potenzialità offerte dalla piattaforma utilizzata.

A breve verrà offerta la possibilità a tutte le associazioni presenti sul territorio ed ai gruppi, organizzati o meno, di Laurentini che vivono fuori dall’Italia, di disporre di un account dedicato in modo che possano pubblicare autonomamente i propri contenuti. La stessa possibilità verrà offerta a singoli individui che intendano contribuire alla crescita di questo sito, pubblicando i propri articoli inerenti ad argomenti di storia, tradizioni, arte, eventi e cultura in genere, che abbiano qualche attinenza con il paese di San Lorenzo Maggiore.

Si apre una fase nuova per il nostro sito web, sperando che consolidi la sua posizione di punto di riferimento irrinunciabile per i Laurentini ed i discendenti di Laurentini, che vivano o meno nel loro paese di origine.

Per ogni richiesta di collaborazione, per commenti o suggerimenti, non esitate a contattarci!

 
Recensione del libro “Mi toccò in sorte il numero 15″ di Carlo Margolfo

Recensione del libro “Mi toccò in sorte il numero 15″ di Carlo Margolfo

Il libro raccoglie i ricordi del bersagliere Carlo Margolfo che – essendo originario ed abitando a Delebio, in provincia di Sondrio – iniziò il suo servizio militare nel 1858 nell’esercito austro-ungarico per poi passare, agli inizi dell’autunno del 1859 (dopo la cessione della Lombardia da parte dell’Austria), nell’esercito Piemontese.

Dopo aver raccontato brevemente i mesi trascorsi in Piemonte ed in Emilia, comincia a narrare la sua lenta discesa lungo lo stivale iniziata nel settembre del 1860, prima attraversando la Romagna, poi penetrando nelle Marche, entrando trionfalmente a Pesaro. Margolfo narra la sua partecipazione alla battaglia di Castelfidardo (18 settembre) ed il suo ritorno ad Ancona per dare l’assalto alla Cittadella, prendendo posizione all’interno del Lazzaretto costruito proprio in mezzo al porto.

Continua il suo racconto riportando alla memoria l’attraversamento dell’Abruzzo e finalmente l’ingresso ad Isernia, l’incontro con le prime bande di briganti, le visite di Cialdini e di Vittorio Emanuele II al campo, l’incontro di Teano e quindi l’assedio della fortezza di Gaeta durato per diversi mesi fino a quando – nel febbraio 1861 – non avvenne l’esplosione della polveriera di Sant’Antonio e, nei giorni successivi, di altri depositi di munizioni. Margolfo era lì e ci fa rivivere i vari episodi che cadenzarono la definitiva sconfitta delle truppe napoletane nella strenua difesa del trono di Francesco II di Borbone. Narra della capitolazione della fortezza di Gaeta, dovuta alla diffusione del tifo tra i soldati borbonici nonché ai pesanti danni causati dal cannoneggiamento delle truppe Piemontesi. Racconta di quando Francesco II e Maria Sofia salirono su un’imbarcazione e partirono per l’esilio.

Margolfo, quindi, viene trasportato a Messina e vi resta sino alla capitolazione della Cittadella, poi ritorna a Genova imbarcandosi su diverse navi ed affrontando anche il rischio di un naufragio, per poi essere inviato di nuovo a Napoli e quindi a Capua.

Dopo questo epilogo delle operazioni strettamente militari da parte dell’esercito sabaudo, narra della variazione della missione, di quando viene impiegato per la repressione del brigantaggio. Racconta delle perlustrazioni, degli scontri armati con i briganti, del cauto avvicinamento, con i fucili spianati, ai paesi in cui si sospettava vi fossero dei briganti, del suo incontro con Pinelli e della disinvoltura con cui questo generale ordinava fucilazioni.

In queste operazioni per la repressione del brigantaggio, Margolfo si trova ad essere uno dei cinquecento bersaglieri che, agli ordini di Pier Eleonoro Negri, eseguono la rappresaglia a Pontelandolfo il giorno 14 agosto 1861. Il suo racconto è crudo e sconvolgente tuttavia il narratore non mostra particolare empatia per la fine dei poveri diavoli a cui lui ed i suoi commilitoni danno il supplizio e la morte. Riesce a giustificare a se stesso la necessità di quella punizione esemplare e conserva sempre un distacco emotivo da tutto ciò che di orribile gli capiti attorno, sia nelle battaglie contro eserciti nemici, sia nel momento in cui fa strage di civili inermi, assieme ai suoi compagni d’armi.

Ripercorrendo quelle che furono le tappe successive delle sue marce, accenna anche al passaggio per San Lorenzo Maggiore della colonna di bersaglieri della quale faceva parte (a p. 57):

L’indomani, sabato 17, alle ore 6 di sera siamo partiti in un bosco lungo e largo più di 30 chilometri, e siamo giunti in Castelpagano, e via via, di nuovo, marce sopra marce, passando di S.Luca [S. Lupo], S. Lorenzo [S. Lorenzo Maggiore], e di nuovo Pontelandolfo, il quale lo vidi di nuovo dopo l’incendio: quale rovina si vedeva!.

Conclude il suo diario raccontando di quando venne richiamato dopo il primo congedo (ottenuto nel 1864) per prendere parte alla Terza Guerra d’Indipendenza (1866) e del successivo congedo “assoluto” ottenuto nell’anno 1869.

Il libro può essere scaricato in versione pdf sul sito www.pontelandolfonews.com al link www.pontelandolfonews.com/index.php?id=629

 

Ordinazione Sacerdotale di Antonio Macolino


Il 26 giugno 2014 Don Antonio Macolino sarà ordinato sacerdote nella Cattedrale di Cerreto Sannita. Sabato 28 giugno verrà in parrocchia per celebrare la prima messa.

PARROCCHIA SAN LORENZO MARTIRE – SAN LORENZO MAGGIORE

Carissimi fratelli e sorelle,

come già ben sapete da precedenti avvisi, giovedi’ 26 giugno il nostro diacono Don Antonio Macolino sarà ordinato sacerdote nella Cattedrale di Cerreto Sannita e sabato 28 verrà in parrocchia per celebrare la prima Messa.

Sono passati 57 anni dall’ultima ordinazione sacerdotale nella nostra parrocchia con don Vittorio Coletta il 4 agosto 1957.

Come comunità parrocchiale vogliamo prepararci a questo grande evento ringraziando il Signore e pregando per nuove vocazioni sacerdotali e religiose, testimoniando il nostro affetto e amicizia a chi dona la sua vita al servizio del Vangelo e dei fratelli.

PROGRAMMA:

Lunedi’ 23 giugno 2014

in mattinata Don Antonio visita gli ammalati.

Ore 18:30 – Santa Messa con i bambini, Don Antonio racconterà loro la sua vocazione.

Martedi’ 24 Giugno 2014

in mattinata visita agli ammalati.

Ore 20:00 – incontra i ragazzi e i giovani in canonica

Mercoledi’ 25 Giugno 2014

ore 21:00 – veglia di preghiera animata dal rettore del seminario don Pino.

Giovedi’ 26 giugno 2014

ore 18:30 – tutti a Cerreto Sannita per l’Ordinazione

Sabato 28 Giugno 2014

ore 18:30 – Accoglienza e saluti

ore 19:00 – Santa Messa solenne

Il Parroco e
il Consiglio Pastorale

Ordinazione Sacerdotale di Antonio Macolino
 

Programma delle celebrazioni della Settimana Santa 2014

Resurrezione di Gesu'
Don Giovanni Pirtac, parroco della parrocchia di San Lorenzo Martire, ha diffuso il programma per le celebrazioni della Settimana Santa del 2014. Potete scaricare il documento in PDF cliccando qui.

 

Recensione di Repubblica Partenopea e Brigantaggio (1984) di V. Mazzacca

Repubblica Partenopea e Brigantaggio di Vincenzo Mazzacca
Il libro di Vincenzo Mazzacca (del 1984) tratteggia in modo puntuale eventi documentati accaduti nel comprensorio di Guardia Sanframondi, San Lorenzo Maggiore, San Lupo, Pontelandolfo e comuni limitrofi in corrispondenza di due momenti critici della storia del Regno di Napoli (fino al 1816) e del Regno delle Due Sicilie (dal 1816 in poi).
Repubblica Partenopea e Brigantaggio di Vincenzo Mazzacca

Il primo lasso di tempo preso in considerazione e’ quello a cavallo del 1799 in cui, anche nei paesini, i giacobini filofrancesi sostenitori della Repubblica Partenopea ed i legittimisti filoborbonici si fronteggiavano a volte su questioni di carattere simbolico, quali la presenza dell’albero della liberta’ nella piazza principale del paese, alle quali tuttavia corrispondevano contrapposizioni di classe, politiche ed economiche all’interno della stessa comunita’. Molti dei documenti pubblicati sono inediti.

Il secondo periodo preso in considerazione e’ quello immediatamente successivo al compimento dell’unita’ d’Italia con la ricostruzione di numerosi episodi di brigantaggio con rilevante supporto bibliografico e documentale.

Gli episodi relativi sia al periodo della Repubblica Partenopea che al periodo dell’unificazione italiana vengono opportunamente ed esaurientemente contestualizzati nello scenario storico-politico-sociale di riferimento.

Da rilevare la presenza di un capitolo che riporta le confessioni di Maria Carolina d’Absburgo [sic] in punto di morte.

(Vincenzo Mazzacca, Repubblica Partenopea e Brigantaggio, Gennaro Ricolo Editore, Benevento, 1984).

 

Convegno su Machiavelli

Convegno su Machiavelli
25 gennaio 2014, ore 18:30, presso la Sala Polifunzionale, San Lorenzo Maggiore: Convegno su Machiavelli organizzato da Associazione Culturale Teatrale “A. Lamparelli” e Associazione Culturale “Telesia Terme Poesia”

 

Associazione Culturale Teatrale “A. Lamparelli”
Associazione Culturale “Telesia Terme Poesia”
Presentano
il convegno dal titolo
IL PRINCIPE E IL SUO TEMPO
nell’ambito delle celebrazioni del cinquecentennale
della pubblicazione de “Il Principe” di Niccolo’ Machiavelli (1513-2013)
25 gennaio 2014 – ore 18:30
Sala Polifunzionale – San Lorenzo Maggiore (BN)
Saluta:
Dott. Adriano De Libero
Presidente Associazione Lamparelli
Relazioneranno:
Dott.ssa Maria Grazia Sauchelli
sul tema “Una lunga esperienza delle cose moderne e una continua lettura delle antiche. Il quotidiano e la storia nel Principe di Machiavelli”
Prof. Ennio Cicchiello
sul tema “Rileggere il pensiero politico di Niccolo’ Machiavelli, tardito e frainteso dalla tradizione”
Avv. Romolo Zarro
sul tema “Machiavelli, profeta dell’unita’ italiana”
Prof. Avv. Luigi Barbieri
docente di diritto canonico presso l’univesita’ di Teramo sul tema “Il Machiavelli cristiano: Luigi Sturzo”
Modera:
Dr. Mimmo Ragozzino
Giornalista – Corrispondente ANSA
 

Un emigrante dal Sannio a via Gluck – Ennio Cicchiello

Un emigrante dal Sannio a via Gluck - Ennio CicchielloIl prof. Ennio Cicchiello ci sorprende ancora una volta con la pubblicazione di un nuovo libro, la cui presentazione avverrà martedi’ 6 agosto 2013 al ristorante Il Cuoco di Bordo alle ore 19:30.

Il libro questa volta e’ un romanzo ispirato alla storia professionale ed umana di Vittorio Conti, emigrato a Milano in cerca di fortuna e ritornatone dopo alcuni decenni portando con se’ un grosso bagaglio di esperienze e competenze nel settore della ristorazione. Trasferitosi a vivere nuovamente a San Lorenzo Maggiore, apri’ il ristorante Il Cuoco di Bordo.

Un emigrante dal Sannio a via Gluck - Ennio CicchielloTratto dalla quarta di copertina del libro:

Il romanzo narra la storia di un emigrante, evidenziandone gli stati d’animo, le sofferenze, il disagio che deve sopportare ogni persona che lascia la propria casa, il proprio paese.

La storia del protagonista vuole sancire che nessuno vuole andare via da casa propria, a meno che non lo faccia per divertimento.

Il distacco dal proprio ambiente, dagli amici, dai parenti, dalle proprie tradizioni e dalla propria cultura è l’aspetto più doloroso dell’emigrante, anche se molti ritengono che l’aspetto economico prevalga su tutte le altre motivazioni.

L’emigrante soffre quando parte dal suo territorio perché sono lacerati i suoi affetti, soffre ancora di più quando arriva nel posto di emigrazione perché è rifiutato. è solo tra la folla, anche dopo lunga permanenza è guardato con sospetto.

Presentazione del libro da parte dell’autore:

 
La terra dell’olio, San Lorenzo Maggiore

La terra dell’olio, San Lorenzo Maggiore

Graticola - stemma di San Lorenzo Maggiore Di primo mattino salendo la via Santa Maria, dopo aver lasciato la statale 372 telesina, appare l’abitato di San Lorenzo Maggiore. L’impatto con il paese è molto suggestivo: con maestosa verticalità si erge la Chiesa di San Lorenzo Martire e poco più distante, quasi contrapposto ad essa, adagiato su un alto costone, il borgo antico.

La chiesa, imponente e assai magnifica come la definisce, nel 1685, monsignore De Bellis, vescovo di Cerreto, conserva una notevole pala d’altrare del ‘700, raffigurante il Martirio di San Lorenzo, opera dell’artista locale Francesco Mazzacca; presenta una pianta a croce latina e al centro dei due bracci una cupola ottagonale, stucchi e decorazioni ottocenteschi. Lasciata la chiesa, quasi d’istinto ci si incammina per via Roma, forse attratti dalla sua ariosità o forse perché desiderosi di entrare nel cuore dell’abitato. Sulla destra la Taverna dove, nella corte interna, è ancora possibile individuare le stalle nelle quali si rifocillavano, già dal XV secolo, i cavalli in transito e quelli adoperati per il cambio della posta.

Più in là, sulla sinistra, le scuole elementari costruite, alla fine degli anni ’50, sul più basso dei tre livelli del giardino del Palazzo Carafa. Quest’ultimo, di forma irregolare, nella sua grossa mole racchiude tuttora il fascino di quella misteriosa vita che una nobiltà, ormai estinta, ha vissuto e sulla quale molte leggende popolari sono state costruite, mai del tutto smentite.

Là dove si restringe e termina via Roma si apre piazza Michele Antinora, a destra la vecchia sede municipale, dal lato opposto la torre civica e la fontana pubblica che, ricostruita dopo il terremoto del 1805 con un disegno neoclassico, presenta due paraste, un timpano spezzato, lo stemma del paese e una grossa vasca rettangolare che raccoglie l’acqua che sgorga da quattro mascheroni di pietra. Interessante l’arma del paese, la graticola e la palma del martirio, scolpita su uno scudo ancile accartocciato, squisitamente barocco, sormontata da una corona comitale, già stemma del feudo sotto i conti Carafa. In alto a strapiombo sulla piazza le case del borgo antico.

Segue dopo la stretta via Municipio, aprendosi gradualmente, il largo di Corte. Sul lato destro l’antico ospedale del paese, costruito verso la fine del 1600 dalla Rettoria della Chiesa del Santissimo Nome di Dio, per desiderio del duca Carafa che donò il suolo. Divenuto casa del Fascio durante il ventennio, è stato adibito ad asilo infantile nel 1949. La facciata, riprogettata negli anni ’30 dall’architetto Melchiado, presenta due lesene laterali e un frontone triangolare; l’ingresso, rialzato rispetto al livello stradale, è servito da due rampe di scale contrapposte. A fronte, con la facciata rivolta a mezzogiorno, la Chiesa del Santissimo Nome di Dio, già dall’Annunciazione, fondata nella seconda metà del XVI secolo. La pianta a tre navate è scandita da quattro pilastri ottagonali, due dei quali, quelli più vicini all’ingresso, presentano acquasantiere di notevole pregio scultoreo. A capo della navata centrale, coperta da una capriata lignea, un prezioso altare in marmo di Vitulano; nell’abside, sul coro, una tela raffigurante Gesù tra San Lorenzo e San Rocco, opera dell’artista napoletano A. Pagliara. In entrambe le navate laterali vi sono le tombe seicentesche della famiglia Paolella. Nella navata destra, dell’omonima cappella, la Madonna della Sanità. L’antica scultura lignea, che la tradizione vuole gemella all’Assunta di Guardia Sanframondi e proveniente dalla Chiesa di Santa Maria di Limata, è legata a essa anche da un comune destino: la sostituzione delle braccia legate al tronco con arti posticci e l’aggiunta di panni serici sugli abiti scolpiti necessari per impreziosire e coprirla secondo il gusto settecentesco. Oggi siffatte figure sono indicate come Madonne a quattro braccia. Toccante è la manifestazione del Venerdì Santo, quando da questa chiesa, muovono e percorrono le vie del paese, portate a spalla, le statue dell’Addolorata e del Gesù morto accompagnate in processione da centinaia di battenti, con lunghe tuniche e cappucci bianchi, che con la disciplina, fatta di anelli e piastre metalliche, si percuotono la schiena in segno di penitenza, e da tutto il popolo che intona canti tradizionali della passione. A dominare la piazza è l’elegante cancello neoclassico, che come una preziosa quinta teatrale apre la scena allo spettacolare Palazzo Cinquegrani. Le piccole case a schiera di via Pendino, costruite nel secolo scorso dalla famiglia Cinquegrani per i coloni delle loro terre, offriranno sicuramente un prezioso spaccato di vita contadina.

Al borgo antico plasmato sul naturale andamento del terreno, nel punto in cui le estreme propaggini di Toppo Belvedere e Toppo Croce, ramificazioni terminali dei monti del Matese, interrompendosi bruscamente formano un baluardo naturale di difesa, si accede ancora alle quattro porte dette: dei Giudei, Valle, Forte e Cornicelli. Le rampe di scale, che le attraversano, si insinuano tra le case digradanti a cascata, con un andamento sinuoso e a volte tortuoso, sbucando in slarghi improvvisi o incredibili strettoie. E poi portici, archi e sovrappassi si inseguono in suggestivi chiaroscuri. E dove la cortina di case si interrompe appare la serenità dell’orizzonte. Forse la stessa tranquillità che i profughi di Limata, stanchi delle continue incursioni barbariche, trovarono qui, lontani dalla via Latina, intorno al fortilizio longobardo, rimontando alle nuove case i portali smontati dalle abitazioni del vecchio paese, sui quali preziose chiavi di volta ancora conservano iscrizioni bizantine, simboli ebraici e figure medio-orientali. E lo sguardo non potrà non perdersi sulle pietre, incastonate l’una sull’altra, di questo antico borgo, dove molta storia è passata. Nel 1151 San Lorenzo è notato nel feudo normanno di Guglielmo Sanframondo. Passato nel 1217 a Raone de Limata, con Carlo d’Angiò la signoria del castrum di San Lorenzo divenne indiviso al Milite Hugone de Lica e a Thomasio de Aquino. Dal 1317 ritorna tra i possedimenti della famiglia dei Sancto Flaymondo del contado di Cerrito. Il 16 settembre 1469, con Ferrante I, re di Napoli, il feudo passa a Diomede Carafa, già conte di Maddaloni. San Lorenzo rimarrà ai Carafa fino all’abolizione della feudalità, il 2 agosto 1806. Continuo è stato, tra il XV e il XIX secolo, lo sviluppo urbanistico del paese, per l’incremento di nuovi insediamenti extra moenia, che lentamente ma progressivamente ha visto crescere intorno al borgo antico una nuova corona di palazzi gentilizi, modeste abitazioni ed edifici di culto, che ha inglobato non solo il borgo antico, privandolo di quel carattere peculiare di cittadella fortificata, ma anche la Chiesa Madre, rimasta fino al secolo scorso isolata dal centro abitato. Molte le tradizioni tramandate, tanti i racconti orali. Ma la storia più viva, intrecciata a doppio filo alla memoria del pese e alla vita di ogni singolo Laurentino, è quella legata a un’icona cretese bizantina, venerata con l’appellativo di Maria Santissima della Strada. La tela, che nella sua millenaria storia si è vista trasferire dal Regio Demanio, nel secolo scorso, anche nel Museo Nazionale di Napoli, fu ritrovata nell’XI secolo, come racconta la leggenda, in una cappelletta, di cui si era persa memoria, nei pressi della via Latina, là dove il torrente Ianare confluisce nel fiume Calore. Ben visibili sono i segni di una antica devozione alla Madonna Bruna nella chiesa e nel convento a lei dedicati.
“La terra dell’olio, San Lorenzo Maggiore” di Vincenzo Di Donato. Tratto da “Campania Felix – Ottobre 1997 numero 17, pagina 4″
 
La Valle Telesina coperta da un mare di vapore

La Valle Telesina coperta da un mare di vapore

Il 18 dicembre 2012 abbiamo assistito ad uno spettacolo irripetibile. Abbiamo scattato alcune foto per condividere l’emozione che abbiamo provato con chi vive lontano dal nostro paese.

 

Settimana del Benessere Psicologico

Settimana del benessere psicologicoDomani – Mercoledì 21 novembre – ore 18.00, presso la Sala Polifunzionale di San Lorenzo Maggiore, convegno sulla “Settimana del Benessere Psicologico”, promosso dall’ordine degli psicologi della Campania.