Cultura

Mandorla di Chelles, punto di partenza per avviare sviluppo turistico

Mandorla di Chelles, punto di partenza per avviare sviluppo turistico

Quando parliamo di turismo con molta probabilità nel nostro paese si pensa  solo a quello che io amo definire “Turismo di rientro”: in breve è quello che a San Lorenzo Maggiore avviene nel periodo estivo e in particolar modo nel mese di Agosto nel periodo della festa patronale. Proprio in questo lasso di tempo infatti, chi per svariati motivi è emigrato oltre i confini del nostro paese, ritorna per trascorrere qualche giorno in famiglia. Potremmo invertire la rotta però, cercando di valorizzare il patrimonio artistico-storico e sapendo innanzitutto che il territorio di San Lorenzo Maggiore è stato abitato sin dalla preistoria. Ne sono testimonianza i diversi ritrovamenti che nel XIX e XX secolo, sono stati fatti proprio nei territori di Limita, antico borgo che sorgeva vicino al Fiume Calore. In particolare la  famosa mandorla di Challes, ritrovata attorno al 1915, proprio nel territorio tra San Lorenzo Maggiore e Guardia Sanframondi.

Rudere, foto di Gabriele di Marzo

La  mandorla di Challes, è una scheggia di quarzite levigata dall’uomo primitivo e usata prevalentemente per squartare e scuoiare animali. Il ritrovamento della mandorla, testimonia la presenza nel suddetto territorio dell’uomo già nell’età preistorica. Attualmente è custodita nel Museo della società antropologica di Parigi. Si potrebbe pensare ad un progetto che possa mirare a riportarla a San Lorenzo Maggiore anche per un periodo di tempo limitato. Potrebbe essere un punto di partenza per affiancare al “turismo di rientro”, che poco incide sia a livello economico che di immagine, un vero e proprio flusso turistico che possa concentrarsi almeno nei fine settimana. Sarebbe necessario al contempo però, creare un percorso condiviso con i comuni limitrofi, che possa prevedere ad esempio anche la visita ai ruderi del Castello di Limata e le zone del fiume Calore, che intorno all’anno 1000, rappresentavano un grande centro commerciale e di sviluppo. Non è certo facile ne tantomeno realizzabile in tempi brevi, ma credo il nostro Paese abbia tutte le possibilità almeno per provarci.

 
La terra dell’olio, San Lorenzo Maggiore

La terra dell’olio, San Lorenzo Maggiore

Graticola - stemma di San Lorenzo Maggiore Di primo mattino salendo la via Santa Maria, dopo aver lasciato la statale 372 telesina, appare l’abitato di San Lorenzo Maggiore. L’impatto con il paese è molto suggestivo: con maestosa verticalità si erge la Chiesa di San Lorenzo Martire e poco più distante, quasi contrapposto ad essa, adagiato su un alto costone, il borgo antico.

La chiesa, imponente e assai magnifica come la definisce, nel 1685, monsignore De Bellis, vescovo di Cerreto, conserva una notevole pala d’altrare del ‘700, raffigurante il Martirio di San Lorenzo, opera dell’artista locale Francesco Mazzacca; presenta una pianta a croce latina e al centro dei due bracci una cupola ottagonale, stucchi e decorazioni ottocenteschi. Lasciata la chiesa, quasi d’istinto ci si incammina per via Roma, forse attratti dalla sua ariosità o forse perché desiderosi di entrare nel cuore dell’abitato. Sulla destra la Taverna dove, nella corte interna, è ancora possibile individuare le stalle nelle quali si rifocillavano, già dal XV secolo, i cavalli in transito e quelli adoperati per il cambio della posta.

Più in là, sulla sinistra, le scuole elementari costruite, alla fine degli anni ’50, sul più basso dei tre livelli del giardino del Palazzo Carafa. Quest’ultimo, di forma irregolare, nella sua grossa mole racchiude tuttora il fascino di quella misteriosa vita che una nobiltà, ormai estinta, ha vissuto e sulla quale molte leggende popolari sono state costruite, mai del tutto smentite.

Là dove si restringe e termina via Roma si apre piazza Michele Antinora, a destra la vecchia sede municipale, dal lato opposto la torre civica e la fontana pubblica che, ricostruita dopo il terremoto del 1805 con un disegno neoclassico, presenta due paraste, un timpano spezzato, lo stemma del paese e una grossa vasca rettangolare che raccoglie l’acqua che sgorga da quattro mascheroni di pietra. Interessante l’arma del paese, la graticola e la palma del martirio, scolpita su uno scudo ancile accartocciato, squisitamente barocco, sormontata da una corona comitale, già stemma del feudo sotto i conti Carafa. In alto a strapiombo sulla piazza le case del borgo antico.

Segue dopo la stretta via Municipio, aprendosi gradualmente, il largo di Corte. Sul lato destro l’antico ospedale del paese, costruito verso la fine del 1600 dalla Rettoria della Chiesa del Santissimo Nome di Dio, per desiderio del duca Carafa che donò il suolo. Divenuto casa del Fascio durante il ventennio, è stato adibito ad asilo infantile nel 1949. La facciata, riprogettata negli anni ’30 dall’architetto Melchiado, presenta due lesene laterali e un frontone triangolare; l’ingresso, rialzato rispetto al livello stradale, è servito da due rampe di scale contrapposte. A fronte, con la facciata rivolta a mezzogiorno, la Chiesa del Santissimo Nome di Dio, già dall’Annunciazione, fondata nella seconda metà del XVI secolo. La pianta a tre navate è scandita da quattro pilastri ottagonali, due dei quali, quelli più vicini all’ingresso, presentano acquasantiere di notevole pregio scultoreo. A capo della navata centrale, coperta da una capriata lignea, un prezioso altare in marmo di Vitulano; nell’abside, sul coro, una tela raffigurante Gesù tra San Lorenzo e San Rocco, opera dell’artista napoletano A. Pagliara. In entrambe le navate laterali vi sono le tombe seicentesche della famiglia Paolella. Nella navata destra, dell’omonima cappella, la Madonna della Sanità. L’antica scultura lignea, che la tradizione vuole gemella all’Assunta di Guardia Sanframondi e proveniente dalla Chiesa di Santa Maria di Limata, è legata a essa anche da un comune destino: la sostituzione delle braccia legate al tronco con arti posticci e l’aggiunta di panni serici sugli abiti scolpiti necessari per impreziosire e coprirla secondo il gusto settecentesco. Oggi siffatte figure sono indicate come Madonne a quattro braccia. Toccante è la manifestazione del Venerdì Santo, quando da questa chiesa, muovono e percorrono le vie del paese, portate a spalla, le statue dell’Addolorata e del Gesù morto accompagnate in processione da centinaia di battenti, con lunghe tuniche e cappucci bianchi, che con la disciplina, fatta di anelli e piastre metalliche, si percuotono la schiena in segno di penitenza, e da tutto il popolo che intona canti tradizionali della passione. A dominare la piazza è l’elegante cancello neoclassico, che come una preziosa quinta teatrale apre la scena allo spettacolare Palazzo Cinquegrani. Le piccole case a schiera di via Pendino, costruite nel secolo scorso dalla famiglia Cinquegrani per i coloni delle loro terre, offriranno sicuramente un prezioso spaccato di vita contadina.

Al borgo antico plasmato sul naturale andamento del terreno, nel punto in cui le estreme propaggini di Toppo Belvedere e Toppo Croce, ramificazioni terminali dei monti del Matese, interrompendosi bruscamente formano un baluardo naturale di difesa, si accede ancora alle quattro porte dette: dei Giudei, Valle, Forte e Cornicelli. Le rampe di scale, che le attraversano, si insinuano tra le case digradanti a cascata, con un andamento sinuoso e a volte tortuoso, sbucando in slarghi improvvisi o incredibili strettoie. E poi portici, archi e sovrappassi si inseguono in suggestivi chiaroscuri. E dove la cortina di case si interrompe appare la serenità dell’orizzonte. Forse la stessa tranquillità che i profughi di Limata, stanchi delle continue incursioni barbariche, trovarono qui, lontani dalla via Latina, intorno al fortilizio longobardo, rimontando alle nuove case i portali smontati dalle abitazioni del vecchio paese, sui quali preziose chiavi di volta ancora conservano iscrizioni bizantine, simboli ebraici e figure medio-orientali. E lo sguardo non potrà non perdersi sulle pietre, incastonate l’una sull’altra, di questo antico borgo, dove molta storia è passata. Nel 1151 San Lorenzo è notato nel feudo normanno di Guglielmo Sanframondo. Passato nel 1217 a Raone de Limata, con Carlo d’Angiò la signoria del castrum di San Lorenzo divenne indiviso al Milite Hugone de Lica e a Thomasio de Aquino. Dal 1317 ritorna tra i possedimenti della famiglia dei Sancto Flaymondo del contado di Cerrito. Il 16 settembre 1469, con Ferrante I, re di Napoli, il feudo passa a Diomede Carafa, già conte di Maddaloni. San Lorenzo rimarrà ai Carafa fino all’abolizione della feudalità, il 2 agosto 1806. Continuo è stato, tra il XV e il XIX secolo, lo sviluppo urbanistico del paese, per l’incremento di nuovi insediamenti extra moenia, che lentamente ma progressivamente ha visto crescere intorno al borgo antico una nuova corona di palazzi gentilizi, modeste abitazioni ed edifici di culto, che ha inglobato non solo il borgo antico, privandolo di quel carattere peculiare di cittadella fortificata, ma anche la Chiesa Madre, rimasta fino al secolo scorso isolata dal centro abitato. Molte le tradizioni tramandate, tanti i racconti orali. Ma la storia più viva, intrecciata a doppio filo alla memoria del pese e alla vita di ogni singolo Laurentino, è quella legata a un’icona cretese bizantina, venerata con l’appellativo di Maria Santissima della Strada. La tela, che nella sua millenaria storia si è vista trasferire dal Regio Demanio, nel secolo scorso, anche nel Museo Nazionale di Napoli, fu ritrovata nell’XI secolo, come racconta la leggenda, in una cappelletta, di cui si era persa memoria, nei pressi della via Latina, là dove il torrente Ianare confluisce nel fiume Calore. Ben visibili sono i segni di una antica devozione alla Madonna Bruna nella chiesa e nel convento a lei dedicati.
“La terra dell’olio, San Lorenzo Maggiore” di Vincenzo Di Donato. Tratto da “Campania Felix – Ottobre 1997 numero 17, pagina 4”
 

San Lorenzo Maggiore – Il borgo antico, memoria storica di un intero millennio


Sicuramente è tra i più caratteristici ed interessanti centri storici di questa parte di Sannio, che dai monti del Matese degrada verso la valle telesina. Discretamente conservato, nonostante l’inevitabile abbandono, racchiude segni inconfutabili di un illustre passato.

Di difficile datazione la sua fondazione, ma certo è lo sviluppo del suo primo nucleo intorno ad un fortilizio longobardo chiamato “il Forte”, dove i profughi provenienti da Limata trovarono più sicuro rifugio. Denominato in molti documenti come Casale, per l’assenza di un vistoso castello, in altri invece, è identificato come Castrum, termine spesso usato a denominare fortezze erette in località dominanti. E proprio a sud del Toppo Belvedere si sviluppò il primo insediamento. Spettacolare infatti è il panorama che domina tutta la valle del fiume Calore. Diverse le strade che portano all’antico borgo, la maggior parte gradinate, quattro le porte d’accesso: dei Giudei, Valle, Forte e Cornicelli. Interessante è la sua conformazione urbanistica per la presenza di costruzioni domestiche, concatenate l’una all’altra, sulle estreme propaggini del Toppo Belvedere e del Toppo Croce, che interrompendosi bruscamente verso sud formano un baluardo naturale di difesa. Incredibile lo strapiombo su Largo Cloache, dove per secoli sono stati versati rifiuti ed escrementi biologici, per il quale più che mai è valida la massima del nomina sunt consequentia rerum.


L’intuizione di adattarsi ad un forte costone, se pur per una mera esigenza di difesa, plasmando le case alla naturale orografia, senza violenze sul territorio, ci offre oggi un notevole e particolare patrimonio architettonico nel quale è possibile leggere preziosi segni di storia di un intero popolo, i laurentini. Segni fatti di pietre, di ingegneristici sistemi costruttivi dove la tecnica e la tenacia sono stati saggiamente combinati con il pieno rispetto di una natura a dir poco difficile. A guardare molti di questi portali, sicuramente smontati nel vecchio paese di Limata, rimontati poi su queste abitazioni, non si potrà non notare quale incontro di culture abbia avuto la valle del Calore, intersecata dalla via Latina, e con essa Casale San Lorenzo. Interessanti iscrizioni bizantine, curiosi simboli ebraici e bizzarre figure orientali decorano le chiavi di volta di non pochi archi. Le numerose stradine gradinate, tutte lastricate di pietre bianche, scorrono vorticose tra le case digradanti, apparendo a ogni tratto diverse per i continui slarghi o incredibili strettoie. E’ difficile smarrirsi tra le case del borgo, ma è facile rimanere sorpresi da quanta e tale vita sia trascorsa tra le sue mura domestiche, sulle quali piccole finestre sembrano sussurrare la storia di ogni singolo abitante. E se la storia di un popolo è legata alla sua capacità di memoria, tra dette pietre sono racchiusi preziosi documenti di vita, di tecnica, di arte e di cultura.


Tutto è stato costruito con cura, nulla è stato lasciato al caso, tutto è stato pensato: tutto deve essere salvaguardato, senza stratagemmi privi di accreditate chiavi di lettura. Gli slanci di improvvise intuizioni possono provocare danni irreparabili non solo ambientali e paesistici ma addirittura negare il diritto alla storia di essere letta in tutti i suoi poliedrici aspetti. E la storia di un popolo, capace di esprimere e sintetizzare una cultura empirica, in questi poveri materiali, frutto di dure esperienze e sopratutto acquisita in un intero millennio non può essere affrontata semplicisticamente con il desidero di fare, senza dovute pause di riflessione e momenti di confronto. Bisogna ridare un senso a tutte quelle pietre incastonate l’una sull’altra, prima che perdano per sempre il loro valore storico e cadano. Sicuramente non imponendo modelli e metodi di vita oramai poco praticabili. Un sano recupero di tutte le unità abitative, nel pieno rispetto della storia, ed un corretto uso di tutto il patrimonio architettonico, anche e sopratutto per un uso turistico potrebbe creare non solo attività produttive ma essere un sicuro stimolo culturale per tutto il territorio, dove il “Castrum S. Lorenzo” potrebbe esserne la vera roccaforte. Solo creando nuove condizioni di crescita, principalmente con un continuo scambio intellettivo ed esperienze sedimentate, si potrà recuperare tutta la memoria storica sopita vera “anima” del presente e sicura guida del futuro. Solo attraverso una sistematica sensibilizzazione ed un recupero pensato si potrà prevenire ulteriori distruzioni di preziosi capitoli di storia, come quelli sgretolati e caduti, come gli “antichi liquami” su Largo Cloache, per la mancanza di manutenzione, il 17 aprile 1994.
“San Lorenzo Maggiore – Il borgo antico, memoria storica di un intero millennio” di Vincenzo Di Donato. Tratto da “Segnali – Anno XI n9 22 marzo 1997, pag. 13”.
 

Film “Maddalena”

Marta Toren
Il film Maddalena del 1953 fu girato tra Guardia Sanframondi e Cerreto Sannita. Protagonisti del film furono Gino Cervi e Marta Toren, la bella attrice svedese morta prematuramente nel 1957 a soli 31 anni

Maggiori informazioni sul film si possono trovare sulla scheda del film su WikipediA all’indirizzo
http://it.wikipedia.org/wiki/Maddalena_(film)

Secondo alcune testimonianze orali, alle riprese parteciparono anche comparse laurentine.

Sarebbe davvero interessante procurarsi una copia del film e proiettarlo magari invitando gli anziani del paese ad assistere allo spettacolo: probabilmente riconoscerebbero tra le comparse qualche persona del paese o addirittura un proprio parente.

Il cast del film Maddalena in un incontro presso la Società Operaia di Cerreto Sannita
Il cast del film Maddalena in un incontro presso la Società Operaia di Cerreto Sannita. Si può riconoscere l’attore Gino Cervi, divenuto noto al grande pubblico per aver interpretato il personaggio di Peppone nei film della serie don Camillo e Peppone tratti dalle storie di Guareschi.

Le foto di questa pagina sono state ricavate dall’immagine pubblicata all’indirizzo:
http://it.wikipedia.org/wiki/File:Cast_Maddalena_-_Cerreto_Sannita.jpg

Ringraziamo Romeo Ferrara per le preziose informazioni che ci ha fornito.

 

La Via Francigena del Sud

La Via Francigena del Sud Presentiamo il testo che descrive il percorso della Via Francigena del Sud. Il testo è ripreso dal pannello affisso dinanzi la chiesa dedicata alla S.S. Maria della Strada, situata a Piana di San Lorenzo Maggiore.

 

Itinerario principale
L’itinerario inizia da Faicchio, caratteristico borgo medievale dominato dal castello Ducale (1), e percorre la Valle del Titerno verso Massa di Faicchio. Oltre all’interesse paesaggistico raccomandiamo la visita e l’attraversamento dello splendido Ponte Fabio Massimo (2). Il percorso prosegue verso San Salvatore Telesino passano per l’Abbazia Benedettina fino alla zona archeologica dell’antica Telesia, città di origini romane, di cui si sta riportando alla luce l’anfiteatro. Le acque del Rio Grassano fanno da cornice alla strada che ci porta a Telese Terme dove possiamo visitare la Torre Longobarda e rilassarci negli stabilimenti termali.
Il tratto successivo prevede un passaggio nella zona di produzione vitivinicola di Castelvenere e segue il fondo valle fino alla chiesa di Santa Maria della Strada, accanto alla quale possiamo notare un antico ponte di epoca romana, ora in disuso. Guadiamo un corso d’acqua e riprendiamo la bella strada panoramica che conduce a Ponte, altro cento vinicolo in cui possiamo ammirare l’Abbazia di Santa Anastasia. Ci avviciniamo rapidamente a Benevento, città in cui non mancano vestigia romane, tra cui spicca l’Arco di Traiano, punto di partenza della Via Appia Traiana, ovvero del percorso francigeno verso Brindisi. Meritano una visita il Duomo e soprattutto la chiesa di Santa Sofia, dell’VIII secolo, con l’attiguo chiostro.
Imboccata la Via Appia Traiana, che nel primo tratto purtroppo è stata soppiantata dalla nuova strada statale, che non ammette alternative, l’abbandoniamo dopo qualche chilomentro, percorrendo una serie di strade secondarie che ci conducono alla scoperta di un paesaggio agricolo collinare, dolce e vario, tra vigneti, uliveti e pascoli a perdita d’occhio. Gli orizzonti sconfinati fanno sì che il principale motivo d’interesse di questa parte dell’itinerario sia paesaggistico. I due centri abitati lungo il percorso sono Paduli, che merita una piccola deviazione per visitare il Palazzo Feudale, il vanvitelliano convento di Santa Maria di Loreto e la chiesa di San Giovanni Battisca, e Buonalbergo, che dal toponimo denuncia un passato di ospitalità ai pellegrini, dove si conclude l’itinerario con il Santuario di maria SS. della Macchia.
Deviazione San Salvatore Telesino – Faicchio
Questa prima deviazione parte dalla zona archeologica dell’Antica Telesia, nel territorio di San Salvatore Telesino e, proseguendo tra campi coltivati, intervallati da piccoli boschi ci porta fino al centro storico di Puglianello, costruito intorno al Castello Baronale e più avanti verso la valle del Titerno dove è possibile scoprire i ruderi di Torre Marafi, antica abbazia longobarda. L’itinerario si conclude a Faicchio davanti al Castello Medievale.
Deviazione Castelvenere – Guardia Sanframondi
Questo itinerario di raccordo unisce Castelvenere a Guardia Sanframondi. Concatenato con il percorso rosso e con il percorso blu, esso crea un anello che consete di visionare l’area del Titerno, ammirando un panorama molto interessante e visitando le principali attrattive storiche, culturali e religiose dell’area. Percorso in bicicletta, l’itinerario diventa molto impegnativo ma di grande soddisfazione, adatto ai ciclisti più allenati e tecnicamente preparati.
Deviazione San Lorenzo Maggiore – Faicchio
Da Santa Maria della Strada imbocchiamo una ripidissima salita tra i vigneti, che conduce prima a San Lorenzo Maggiore e quindi Guardia Sanframondi, dominata dal Castello Normanno, dove possiamo visitare il Santuario dell’Assunta. Viaggiando verso ovest ci avviciniamo a Cerreto Sannita, interessante “città di fondazione”, ricostruita dopo il terremoto del 1688, in cui piccano l’Episcopio, il Seminario, la monumentale chiesa di San Martino e la Cattedrale della Ss. Trinità, oltre a numerosi palazzi nobiliari. Imboccata la valle del Titerno attraversiamo il caratteristico borgo di San Lorenzello, e dopo un bel tratto di saliscendi, arriviamo al convento di San Pasquale, dove possiamo ammirare un bel panorama sulle valli del Titerno, del Calore e su Faicchio, punto di arrivo.
Deviazione Benevento – Pietrelcina
Seguendo la strada che porta verso il Fortore si raggiunge un territorio dai colori pastello e dalle linee dolci che ne esprimono una “naturale” spiritualità. Siamo a Pietrelcina, un paese noto per la figura di Padre Pio. Spostandoci nella zona più alta raggiungiamo Piana Romana.

La Via Franchigena del Sud
 

Sito su Genomica Psicosociale e FIR

GenomicaMente.com
E’ stato pubblicato GenomicaMente.com – il nuovo sito della Fondazione Iannotti-Rossi dedicato alla genomica psicosociale con notizie sui corsi attivati, sui programmi e le ricerche.

Grazie ai numerosi documenti scaricabili nella sezione Pubblicazioni ed ai testi di presentazione della Fondazione Iannotti Rossi (F.I.R.), dell’Istituto Mente-Corpo e dei membri della Fondazione – di cui il dott. Salvatore Iannotti ne è Fondatore e Presidente – il sito diviene un riferimento indispensabile per chi voglia approfondire la conoscenza della genomica psicosociale, la teoria di cui il prof. Ernest Lawrence Rossi è stato il padre fondatore (ricordiamo che Ernest Lawrence Rossi, pur essendo nato in USA, aveva tutti e quattro i nonni originari di San Lorenzo Maggiore).

La sede della Fondazione è a San Lorenzo Maggiore in via Castagna 72.

 

Giovani in fermento, si lavora per dar vita al Forum comunale

Da qualche tempo la società giovanile di San Lorenzo Maggiore è in fermento. A dimostrarlo è l’impegno di un gruppo di giovani che stanno intensamente lavorando per dar vita ad un Forum Giovanile Comunale. Il loro obiettivo è creare un luogo privilegiato di dibattito democratico ove raccogliere sollecitazioni e proposte, su tutto ciò che può riguardare la condizione giovanile laurentina.
La necessità di una tale organizzazione è stata fatta presente agli amministratori due mesi fa, quando il gruppo ha presentato una richiesta formale, con allegato uno statuto (numero protocollo 2378) necessario all’istituzione del Forum.
Secondo i promotori: «Il Forum è un organo necessario a contrastare la situazione di degrado che i giovani di San Lorenzo Maggiore vivono. Nel nostro paese mancano luoghi di aggregazione. I giovani laurentini non hanno la possibilità di incontrarsi, socializzare, prendere coscienza dei problemi reali della società e di ciò che li circonda.
Un’amministrazione che ritenga importante e fondamentale il confronto, non può far altro che istituzionalizzare un luogo specifico in cui i giovani possano avere la parola sui problemi riguardanti il Comune. E soprattutto non può non apprezzare lo sforzo che il nostro gruppo di giovani caparbiamente sta portando avanti, con non poche difficoltà. Bisogna, inoltre, colmare il gap che purtroppo ci distacca dagli altri comuni del Sannio che si sono già attivamente impegnati su questo fronte. Siamo comunque lieti che finalmente, dopo una serie di riunioni volte ad instaurare un confronto costruttivo, il 20 settembre 2007, come promesso dal Sindaco Dott. Angelo Fasulo, questo progetto si concretizzerà.
Invitiamo tutti a partecipare a questo importante appuntamento, che segnerà una svolta nelle politiche giovanili del nostro amato paese».

 

Polis Agrorum ha anche il sito

Da questo mese l’associazione Polis Agrorum ha anche il sito internet. Cliccando www.polisagrorum.com vi troverete catapultati direttamente nell’universo di questa associazione.
Potrete scoprire tutte le novità, le attività e i corsi di cui l’ente si occupa. Inoltre, troverete un’apposita sezione con gli ultimi avvenimenti e le curiosità. Insomma un sito tutto da visitare. Per coloro che vogliono saperne di più, è possibile inviare una e-mail all’indirizzo info@polisagrorum.com saranno lieti di darvi tutte le informazioni necessarie.

 

Nasce l’associazione Polis Agrorum

Nasce a San Lorenzo Maggiore Polis Agrorum. Associazione senza scopo di lucro che ha come obiettivo la partecipazione attiva al mondo agricolo.
Nata dalla passione e dall’impegno per il loro lavoro e per le cose in cui i suoi promotori credono, l’associazione “POLIS AGRORUM” ha sede in San Lorenzo Maggiore.
La scelta del sostantivo polis evidenzia un ambito non limitato ad un paese, ad una città. È un ambito inteso come piccolo universo autosufficiente, perfettamente organizzato e armonico: il mondo degli agricoltori. I membri dell’associazione, infatti, sono residenti in paesi diversi della provincia di Benevento, da San Lorenzo Maggiore a Guardia Sanframondi, da Solopaca a Ponte, fino ad arrivare ad Apice.
È la prima associazione che nasce nel territorio laurentino, a scopo ricreativo-culturale, rivolta a tutto ciò che concerne l’agricoltura. Essa mira a dare un coerente seguito ad iniziative importanti, già messe in atto in precedenza. Infatti, sono già stati realizzati corsi di informazione sul vino, per valorizzare una delle risorse fondamentali del nostro territorio, ma anche e soprattutto dell’economia locale (e dei diretti interessati). Lo scopo principale dei corsi era imparare a gustare il vino, piuttosto che a berlo, e ovviamente a migliorare le tecniche di produzione, per esaltarne la qualità, attraverso il gusto e l’olfatto, ma anche il colore. È dal notevole successo di queste iniziative che è nata l’idea di creare un’associazione specifica, che dia la possibilità, ad agricoltori e non, di confrontarsi e di apprendere le innovazioni agronomiche e tecnologiche di questo settore produttivo. La necessità del confronto, del dialogo, di portare avanti esperienze che possano essere di supporto e di crescita per gli altri, ha costituito un’ulteriore spinta a procedere nella costituzione dell’associazione, in un momento che non è affatto roseo per l’agricoltura. Il gruppo promotore è molto forte ed unito, non ha paura di rimboccarsi le maniche pur di portare avanti un’idea per migliorare se stessi, prima che la propria produzione o le proprie conoscenze. Il primo presidente è stato individuato all’unanimità nella persona di Iannotti Maria Fiorinda, che sicuramente insieme a tutti i suoi associati sarà pronta a dar battaglia e a scendere in campo, se necessario, per rivendicare i diritti dell’intera categoria.

 

Incontro sulle problematiche giovanili, 29 maggio

Riceviamo comunicazione che il 29 maggio alle ore 9.00 nel salone dell’edificio scolastico, l’assessore alle politiche giovanili, Antonio Barbato, interverrà sul tema delle problematiche giovanili durante l’incontro “Realtà Scolastica e Problematiche Giovanili”.