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Poesia popolare religiosa. Canti narrativi del Sannio beneventano


di Del Donno Manfredi, Olschki, 1964

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Il Venerdì Santo di San Lorenzo Maggiore

Flagellanti La Pasqua è un evento meno legato al consumismo, meno pubblicizzato del Natale. In parte, forse, ciò è dovuto alla diversità dell'attesa: non c'è l'emozione e l'eccitazione dell'Avvento.

La Quaresima è un periodo di penitenza e di espiazione. O almeno dovrebbe esserlo. Per il fedele, infatti, dovrebbe essere il periodo più importante dell'anno. In passato a San Lorenzo Maggiore il periodo quaresimale era denso di riflessione e di misticismo. La sera, infatti, una sorta di giullare, uno "strillone", girava per le vie del paese, invitando i cittadini a meditare sulla fugacità della vita e dei beni terreni, sulla necessità di scegliere la conversione sincera del cuore. Per attirare l'attenzione agitava un campanello, in modo che il tintinnio predisponesse i laurentini all'ascolto. Ma, come ricorda Nicola Vigliotti nel suo libro “San Lorenzo Maggiore”, il compito non era semplice, anzi poteva risultare addirittura pericoloso: una volta un notabile, infastidito, arrivò addirittura a far arrestare uno di questi “giullari”.

Durante la Settimana Santa nelle varie chiese del paese veniva preparato il Santo Sepolcro e si eseguivano canti e letture penitenziali. In particolare, il Venerdì Santo, alle 7 del mattino, il popolo si radunava nella chiesa di San Rocco (poi Congrega di Maria Santissima del Carmine) per portare in processione Gesù morto e la Madonna Addolorata. Il corteo era aperto da un nutrito gruppo di ragazzi, coronati di spine, cinti di funi al torace e alle spalle, agitanti il "fracasso" (o "battola") per riprodurre lo strepito fatto dai Giudei durante la passione di Gesù. Un altro gruppo di ragazzi intonava lentamente il canto del "Miserere" e di altri salmi. A seguirli i membri delle varie Congregazioni religiose maschili e femminili.

Dopo di loro si disponevano i "battenti", che indossavano un camice bianco e un cappuccio per non mostrare i volti, in modo da evitare di essere riconosciuti. Per manifestare la propria volontà di penitenza, essi si battevano (ecco il motivo del nome di "battenti") con le "discipline", piccole piastre di ferro o catene. La processione era chiusa dai fedeli, molti dei quali scalzi e recanti ceri votivi.

Ancora oggi questa tradizione si rinnova ogni anno. Sicuramente non c'è più lo "strillone", ma ogni Venerdì Santo c'è la processione per le vie del paese, che non si svolge più al mattino, ma è stata spostata al tardo pomeriggio. I battenti di ogni età, ancora con il volto coperto e con corone di spine, continuano a flagellarsi con le discipline.

Sono molti i fedeli che partecipano, scalzi e penitenti. Forse è una delle processioni con maggior seguito.

Anche se meno mediatica, i laurentini avvertono ancora fortemente l'importanza della Pasqua e della preparazione ad essa. Ed è anche grazie a questa fede dimostrata che è possibile portare avanti una tradizione culturale importante e antica.

Flagellanti
Penitenza ed espiazione nella pocessione del Venerdì Santo


Alessia Pezz
  
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