Peparuóle ‘Mbettìte (Peperoni Imbottiti)

Peperoni imbottiti
Uno dei piatti tradizionali di San Lorenzo Maggiore sono i peperoni imbottiti. Si cucinano soprattutto in estate nel periodo compreso tra la festa della Madonna della Strada (inizio giugno) e la festa patronale di San Lorenzo Martire (metà agosto)

 

Ingredienti:
– olio extravergine d’oliva;
– sale;
– aglio;
– una pagnotta di pane da 2 Kg, di almeno 3 giorni;
– una trentina di peperoni dolci grandi (rossi o gialli);
– pomodori;
– formaggio pecorino grattugiato.
La quantità di ogni componente varia a seconda della sensibilità di chi prepara la ricetta.
Si usa fare “a uocché” cioè facendosi guidare dall’esperienza.
Preparazione:
Pulite e lavate i peperoni senza tagliarli, lasciandoli integri, tirando via il picciòlo e facendo attenzione a tirare fuori tutti i semi.
Sbriciolate la mollica del pane e mettetela in un recipiente abbastanza capiente. Versate olio extravergine di oliva, sale, formaggio pecorino grattugiato, pomodori tagliuzzati, aglio tritato.
Amalgamate bene, poi con l’impasto riempite un peperone alla volta, lasciando che l’impasto di pane fuoriesca dal peperone per circa mezzo centimetro, praticando un piccolo taglio invisibile sulla punta del peperone in modo che l’aria possa fuoriuscire (altrimenti, durante la cottura, la pressione dell’aria all’interno del peperone può spingere fuori l’impasto di pane).
Quando avete riempito tutti i peperoni, versate dell’olio extravergine di oliva in una padella abbastanza larga, mettetela sul fuoco e fate arrivare a temperatura.
Cuocete 6-8 peperoni per volta, prima poggiandoli nella padella con la punta verso l’alto in modo che l’apertura da cui avete inserito l’impasto di pane finisca nell’olio: in questo modo l’olio bollente indurisce l’impasto di pane che fuoriesce appena, facendone una sorta di tappo. Quando si è formato questo “tappo”, calate i peperoni nell’olio bollente per la loro lunghezza ed ogni minuto girate ogni peperone dall’altra parte in modo che la cottura sia uniforme.
Lo spessore della parete del peperone deve assottigliarsi fino a divenire una sottile pellicola colorata (e magari un po’ bruciacchiata) che ricopre il pane racchiuso all’interno. Allora tirate fuori i peperoni dalla padella, uno per volta, facendo attenzione a che non si rompano (quindi usando un adeguato strumento da cucina, evitando di usare forchette e forchettoni).
Disponete i peperoni in un piatto con della carta assorbente sulla base. Potete disporli a raggiera in diversi strati, con la punta verso l’interno del piatto, oppure farne un muretto, dispondendoli in parallelo. L’importante è che non siano poggiati a casaccio l’uno sull’altro altrimenti possono rompersi facendo fuoriuscire il loro contenuto.
Quando consumarli:
I peperoni imbottiti non si mangiano caldi. Lasciateli raffreddare e consumateli dopo una decina di ore.
Se li conservate in frigo, tirateli fuori 2-3 ore prima di mangiarli in modo che possiate consumari “a temperatura ambiente”.
Varianti
Ci sono anche delle varianti nella ricetta. Ad esempio si possono aggiungere delle alici oppure aggiungere all’impasto anche delle uova. Io, tuttavia, per tradizione familiare, preferisco la ricetta riportata sopra.
Qualcuno incomincia a cucinare i peperoni imbottiti al forno, poggiandoli su una teglia ricoperta con carta da forno.
L’impasto di mollica di pane è buono anche da mangiare da solo, crudo, dopo averlo amalgamato.
Aneddoto:
In relazione ai peperoni imbottiti – tradizionali nella nostra zona – gli anziani del paese raccontano che i Sanlupesi (in dialetto laurentino “Sànte Lepàre”. abitanti del vicino paese di San Lupo), d’estate, avevano l’abitudine di lasciare i peperoni imbottiti sul davanzale fuori dalle finestre per tutta la notte, per farli raffreddare. I Laurentini allora si recavano nottetempo a San Lupo, presso le case che sorgono alle pendici del paese, e si andavano a mangiare i peperoni dei Sanlupesi.
Cosa bere:
La bevanda da associare ai peperoni imbottiti è senza dubbio una buona birra fredda.
Buon appetito!
La foto pubblicata è di Lorenzo Ferrara.

 

7 Comments

  1. Lo so che sono buonissimi. Mi ricordo quando li faceva una certa mia zia che tu conosci bene !!!!!!

  2. Mi sono dimenticato un elemento essenziale, la materia prima a cominciare dai peperoni per finire al pane e all’olio. Abbiamo provato a farli con gli ingredienti non provenienti dal Sannio. Non c’è paragone. Come molte prelibatezze, i peperoni imbottiti vanno mangiati a San Lorenzo Maggiore, possibilmente in casa Ferrara.
    Ciao

  3. Arturo, quanti ricordi legati ai peperoni imbottiti!
    Mi fanno ricordare zio Antonio, zio Lorenzo, i tragitti compiuti per andare dalla casa dei miei alla casa di nonna Maria, il tragitto verso la fontana “a la chiazza” per prendere una bottiglia d’acqua fresca per zio Antonio, le bottiglie di idrolitina di zio Giorgio, i cruciverba della Settimana Enigmistica, i solitari con le carte romagnole che nonna Maria teneva gelosamente conservate nell’armadio a muro accanto al televisore, la risata piena di zio Giovanni di Napoli, l’ironia sottile ed irriverente di zio Enzo e la sua “600”, i cocomeri freschi, le serate d’estate passate seduti al fresco, le passeggiate nelle campagne di sera alla ricerca di “curnùzzele”, i tragitti verso San Lupo alla ricerca di “ambrìcule”, lo sciroppo di amarena di nonna Maria.
    Che bei tempi!

  4. sono anche io di s. lorenzo maggiore, leggendo i vostri ricordi mi avete fatto venire l’ acquolina in bocca ,purtroppo vivo in una terra dove devi saziare le voglie con ricordi. Ma come si fà a sostituire il peperone con dei miseri tortellini in brodo? Paragone assurdo e inodore.Aspetto anche questo anno per odorare e assaporare i miei peperoni ripieni, che goduria ragazzi non perdiamo quelle piccole cose che la natura ci offre con tanta bontà ,continuiamo la nostra tradizione laurentina e portiamo tutti insieme il nome di S.LORENZO MAGGIORE ovunque andiamo.Sono un puro laurentino e nè sono fiero.VI saluto con il cuore.W SAN LORENZO e la sua gente,un popolo di lavoratori onesti,W r peparuole mbettite.Ciao da IANNOTTI MARIO

  5. I peperoni vanno associati ad un bel bicchiere di vino laurentino bianco paglierino e fresco

  6. mario iannotti says:

    ma come si possono accettare certe situazioni e far finta di niente?Facendo una passeggiata al campo sportivo ho lanciato lo sguardo verso quello che doveva essere la nuova casa per anziani ,edificio straordinrio .Era cosi tempo fà ,ma adesso si stà trasformando in un puro rudere di collina,che peccato.Vorrei fare un appello ai laurentini quello di scuotere le autorità competenti a farlo rendere efficiente per i nostri poveri anziani .Diventerebbe una fonte di profitto anche per il comune impegnando professionisti del posto come medici e infermieri fino a persone di pulizie.Perchè accettiamo tutto come se fosse un comandamento dettato da poche persone incapace di compiere il loro lavoro e capaci di usurpare fondi destinate a opere pubbliche e altro? NON parliamo poi di via castagna ,un altro monumento abbandonato e servito solo ariempire qualche altro sacco con danaro che non apparteneva a loro ma al popolo laurentino.Non permettiamo mai piu’ a nessuno di trattarci come se fossimo un popolo di ignoranti,è ora di aprire gli occhi per il futuro dei nostri figli.tutti i paesi circostanti si sono evoluti o hanno migliorato la loro qualità di vita solo S.LORENZO,è rimasto tale da tanto tempo,ci sarà un perchè.SVEGLIAMOCI cari LAURENTINI. MARIO IANNOTTI

  7. mi fa ricordare i bei tempi dell’infanzia comunque alla ricetta mancano degli ingredienti – e non si può consigliare di bere la birra in una zona dove si produce un’ottimo vino bianco – auguri ai miei cari paesani

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